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Cucinare e Mangiare a Gravità Zero

Cucinare e Mangiare a Gravità Zero. Di Uniprice.
Nel 1993 uscì un interessante Guida, il Dizionario del Ghiottone Viaggiatore di Quentin Crewe.
La particolarità di questo piccolo libro è che descrive luoghi e percorsi di Viaggio non dal punto di vista di monumenti o bellezze naturalistiche, bensì dal punto di vista della cucina e delle specialità gastronomiche proprie di un determinato luogo.

Condividiamo completamente questo approccio turistico: cos’è meglio del cibo per conoscere veramente un popolo?

Ma se il Viaggio che dobbiamo affrontare è verso lo Spazio Infinito come ci si deve comportare?
Il cibo, in questo caso, dobbiamo portarlo con noi perchè è impossibile sapere se e cosa potremmo trovare da mangiare.

Cucinare e Mangiare a Gravità Zero Astronauti Americani visitano la Soyuz 1975

Progetto Apollo-Soyuz Test (ASTP – 1975) Gli astronauti americani assaggiano il cibo spaziale sovietico. Caviale e Borsch in tubetti.

Cucinare e Mangiare a Gravità Zero

Quando gli astronauti partono per le missioni nello spazio, scienziati e nutrizionisti sono chiamati a preparare una dieta fatta di alimenti adeguati al lungo viaggio.
E’ necessario avere, prima di tutto, cibo sufficiente per tutto l’equipaggio e per tutta la durata della missione; una dieta sana ed equilibrata; cibo nutriente e che non occupi troppo spazio; cibo comunque appetitoso; prodotti pronti da mangiare o che possono essere preparati facilmente e rapidamente.

Il sistema di confezionamento per il cibo si basa su porzioni singole con contenitori usa e getta che eliminano la necessità di una lavastoviglie.

Durata del Viaggio

Diciotto Mesi: gli astronauti possono scegliere tra una varietà di cibi e bevande disponibili sul menu per lo spazio.
Cinque Mesi: gli astronauti scelgono un menu di loro gradimento purchè rispetti i parametri di energia e nutrienti stabiliti dai nutrizionisti.
Un Mese: i pasti sono precotti e confezionati.
24-36 Ore: gli alimenti sono freschi e vengono conservati in una apposita cella del veicolo spaziale. Includono pane, panini, tortilla, frutta e verdure come mele, banane, arance, carote e bastoncini di sedano.

La cucina di una navicella è molto diversa da quella sulla Terra.
In particolare, l’attrezzatura comprende:

  • Uno scaldavivande, per scaldare il cibo in sacchetti o lattine che ragginge 8o°C circa;
  • Un “rubinetto” con acqua calda e fredda per reidratare il cibo essiccato;
  • Un piccolo frigorifero per raffreddare le bevande.

A Gravità Zero non c’è convezione, ossia il processo di propagazione del calore nei fluidi.

Ad esempio, preparare un caffè con l’apposita macchina con filtri, è praticamente impossibile perchè la mancanza di gravità non fa scendere l’acqua.

Cucinare su un bruciatore a gas, cosa comunque improbabile dentro una navicella spaziale, è altrettanto complicato perchè la forma della fiamma risulta compatta e rotonda, piuttosto che allungata.

Cucinare e Mangiare a Gravità Zero Schema Cucina dello Space Shuttle

Schema Cucina dello Space Shuttle (Foto Nasa)

Cucinare e Mangiare a Gravità Zero

Stabilito che cucinare presenta notevoli difficoltà, i cibi per sfamare gli astronauti nello spazio devono essere preparati in altro modo.

John Glenn, il primo astronauta statunitense che ha mangiato nello spazio, durante la missione spaziale Mercury del 1962, aveva cibi preparati e confezionati dentro tubetti tipo quelli del dentifricio. Il suo primo pasto fu salsa di mele spremuta dentro la bocca.

Per gli astronauti il problema non è solo quello del nutrimento ma è quello “psicologico” legato al cibo. Vivere in una stretta navicella spaziale mette a dura prova, figuriamoci poi se non possiamo rallegrare il nostro spirito con cibi colorati e appetitosi.

Mangiare da un tubetto di dentifricio deprimeva gli astronauti, quindi gli scienziati si misero all’opera per trovare soluzioni più “appetitose”.

Cucinare e Mangiare a Gravità Zero Pasto Gemini

Pasto Progetto Gemini – Carne di manzo, cubetti di cereali alla fragola, pesche e salsa. Come attrezzatura, la pistola spara-acqua e per aprire i pacchetti. (Foto Nasa)

Cucinare e Mangiare a Gravità Zero

Progetto Gemini e il Problema delle Briciole

La liofilizzazione era una tecnica già sviluppata. Il cibo veniva cotto, disidratato e confezionato sotto vuoto. In questo modo non era necessaria la conservazione nel frigo e poteva durare mesi.

Inoltre, era possibile avere anche la frutta, consumata secca, come le fragole, che aggiungono colore e sapore. I cibi disidratati, liofilizzati e ricoperti di gelatina o olio per prevenire lo sbriciolamento, sono stati introdotti durante il Progetto Gemini.

Il cibo era confezionato sottovuoto con una valvola ad una estremità dove inserire una pistola per iniettare acqua fredda al suo interno. Il cibo così reidratato era pronto per essere consumato.

Durante la breve missione di Gemini 3, durata 5 ore, l’astronauta John Young portò con sè per la prima volta del cibo solido, un sandwich di carne su pane di segale acquistato in una gastronomia a Cocoa Beach, in Florida.

Young non finì il sandwich perché produceva troppe briciole che cominciarono a galleggiare all’interno della navicella.

Alimentazione di Emergenza

A partire dalla Missione Apollo 13, si pensò al cibo in caso di depressurizzazione della cabina che avrebbe costretto gli astronauti a vivere con indosso le tute e i caschi.

Questo sistema di alimentazione di contingenza avrebbe consentito a un astronauta di ingerire cibi liquidi attraverso una piccola apertura nel casco tramite una borraccia.

Gli astronauti dell’Apollo 15 avevano anche barrette all’albicocca per uno spuntino durante i periodi di lavoro sulla superficie lunare.

Il Programma Apollo introdusse le pistole che iniettavano anche acqua calda e piccole compresse furono inserite nelle confezioni di cibo disidratato per uccidere i batteri.

Cucinare e Mangiare a Gravità Zero Cibo Missione Apollo

Cibo Missione Apollo (Foto Nasa)

Cucinare e Mangiare a Gravità Zero

Cucinare e Mangiare a Gravità Zero Cibo Missione ISS

Selezione di Cibi Missione ISS (Foto Nasa)

Cucinare e Mangiare a Gravità Zero

Programmi Alimentari

Nel corso degli anni, lo Space Food Systems Laboratory di Houston, ha stilato un elenco di 200 alimenti che si possono consumare nello spazio.

Ciascuno è riposto ordinatamente nella sua piccola confezione sottovuoto, che può servire come camera di reidratazione o essere introdotto nello scaldavivande della stazione spaziale.

Gli astronauti che volano nelle moderne missioni dello Space Shuttle riescono a mangiare molti cibi come quelli sulla terra.

Oltre al menu come da protocollo, ogni astronauta riceve un contenitore con cibo bonus dove avrà snack di suo gradimento, una sorta di comfort food come caffè istantaneo e condimenti. Sempre a discrezione del Food Lab, però.

“Cocina Espacial”

Se intrappoli per mesi un gruppo di ingegneri dentro un tubo metallico che vola al di sopra dell’atmosfera terrestre, devi aspettarti che questi comincino a fare anche esperimenti con il cibo. Quanto basta per aggiungere un po’ di gusto sorprendente ai loro pasti.

L’astronauta canadese Chris Hadfield è stato protagonista di una serie web durata tutta la sua permanenza nello spazio Chris’ Kitchen, dove mostrava come reidratare un pacchetto di spinaci, cucinare una bistecca o preparare alcune tortillas con salsa piccante.

Un altro chef del settore Space Food, è un membro dell’equipaggio della ISS, Sandra Magnus che intraprese diversi esperimenti culinari, utilizzando taglieri e ciotole che ancorava con abbondanti quantità di nastro adesivo.

Il suo piatto più famoso è aglio e cipolla arrostiti utilizzando lo scaldavivande dell’ISS. Un’operazione durata 5 ore, ottenuta riciclando vaschette di alluminio conservate da pasti precedenti.

Cucinare e Mangiare a Gravità Zero Tortilla

L’astronauta italiana Samantha Cristoforetti prepara una tortilla. (Foto Nasa)

Cucinare e Mangiare a Gravità Zero

Ma non è possibile dedicarsi tutti i giorni alla cucina. Quando l’astronauta ha fame ed ha poco tempo, la soluzione più adottata è la tortilla.

Nel suo diario spaziale, Sandra Magnus ha scritto una piccola ode all’importanza della tortilla nei pasti degli astronauti, specialmente la sua versione preferita, la quesadilla al formaggio spaziale: scaldare appena il formaggio cheddar, metterlo sulla tortilla e aggiungere un po’ di salsa.

Si può fare tutto con una tortilla che, insieme al caffè, non deve mai mancare e gli stessi astronauti, prima della partenza si assicurano che ce ne siano molte, moltissime, in abbondanza.

Cucinare e Mangiare a Gravità Zero Lattuga Mizuna

La lattuga Mizuna cresce a bordo della Stazione Spaziale Internazionale – ISS (Foto Nasa)

Cucinare e Mangiare a Gravità Zero

Visioni Spaziali

I programmi delle Agenzie Spaziali prevedono viaggi lunghissimi verso pianeti lontani. Si pone quindi il problema di trovare soluzioni affinchè gli astronauti possano coltivare alcuni cibi all’interno delle navicelle.

Il laboratorio Space Life Sciences del Kennedy Space Center sta sperimentando diverse soluzioni. Questo non solo per i lunghi viaggi, anche perchè gli stessi astronauti hanno dichiarato di sentire la mancanza di cibi freschi, croccanti e colorati.

A sorpresa, hanno anche dichiarato di sentire la mancanza di patatine fritte.
I chimici John Lioumbas e Thodoris Karapantsios dell’Università di Salonicco in Grecia stanno studiando la frittura nello spazio e capire come la gravità influenzi il processo di cottura.

Siamo tutti in attesa di vedere anche l’evoluzione della cucina nello Spazio. Se mai incontreremo altri abitanti dell’universo, sarà divertente e piacevole scambiarsi ricette e inviti a cena.

Cucinare e Mangiare a Gravità Zero Astronauta Sandra Magnus

L’astronauta Sandra Magnus nella cucina della Stazione Spaziale Internazionale (Foto Nasa)

Cucinare e Mangiare a Gravità Zero

Cucinare e Mangiare a Gravità Zero Patatine Fritte Homer

Homer è il primo americano medio nello spazio, patatine fritte comprese

Cucinare e Mangiare a Gravità Zero

Cucinare e Mangiare a Gravità Zero Kimbrough e Magnus

Gli astronauti Kimbrough e Magnus sullo Space Shuttle. La frutta fresca deve essere consumata entro i primi due giorni dalla partenza. (Foto Nasa)

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