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Storia del Lavello

Storia del Lavello. Di Uniprice.

Il Lavello della Cucina e il Rubinetto che lo accompagna, con la sua abbondante acqua corrente calda e fredda, sono una caratteristica banale della nostra vita quotidiana. E l’evoluzione del Lavello è strettamente legata alla diffusione dell’acqua corrente nelle abitazioni.

L’avanzamento dei Lavelli da Cucina, dai bacili ai secchi d’acqua fino al sistema attuale di distribuzione riflette gli sviluppi della tecnologia idraulica e l’evoluzione della società riferita alla salute e al benessere.

Dalle origini ai giorni nostri l’uomo ha progressivamente imparato a gestire l’acqua, impiegandola per usi domestici, per l’agricoltura, le attività produttive, i trasporti e la lotta contro gli incendi.

Per quanto riguarda l’uso domestico, già in epoche remote c’era la necessità di trasportare l’acqua verso le abitazioni che, quando erano capanne avveniva tramite otri, vasi, recipienti di terracotta.

La Cucina come locale adibito alla preparazione delle vivande presso le case dell’antica Grecia non era particolarmente attrezzata. Le pietanze potevano essere cucinate su bracieri sistemati in qualsiasi ambiente o nel cortile.

Le Cucine romane delle Domus patrizie, invece, si mostrano attrezzate in modo analogo alle attuali.
Nella Roma Imperiale, accanto alle abitazioni patrizie troviamo le Insule, l’equivalente dei condomini odierni. Qui le cucine erano piccole oppure non erano presenti.

Non c’erano quindi molte comodità, solo gli appartamenti signorili del pianterreno erano collegati all’acquedotto e alla rete fognaria; gli altri erano senz’acqua (nonostante Roma ne abbondasse) e senza servizi igienici.

L’acqua era prelevata dalla fontana pubblica e la si doveva centellinare perchè, oltre agli usi domestici, parte di essa doveva essere disponibile per spegnere eventuali principi d’incendio.

Storia del Lavello Cucina Romana Plebe

Ricostruzione di una Cucina Romana di un’Insula

Storia del Lavello

Rifornirsi d’acqua per la plebe era un problema e una grande fatica.
Nacque la figura degli aquarii, gli ultimi nella gerachia degli schiavi, che trasportavano l’acqua su richiesta.

I possenti acquedotti romani diventano parte integrante del paesaggio.

L’acqua percorre chilometri per raggiungere le grandi città dell’impero ed è protagonista di tutta la vita civile degli abitanti: terme dedicate alla salute e all’igiene, latrine, fontane e grandi cisterne che l’avrebbero poi distribuita nelle abitazioni private.

Non solo, ma vengono riforniti d’acqua anche bacini artificiali per le aziende agricole.

Storia del Lavello Cucina Acquedotto Romano Pont du Gard Francia

Acquedotto Romano Pont du Gard – Nimes, Francia

Storia del Lavello

Plinio il Vecchio scrive a proposito degli acquedotti romani che la loro costruzione ha richiesto il superamento di valli e la perforazione di monti e “nulla al mondo esiste di più meraviglioso”.

L’approvvigionamento d’acqua per la sola città di Roma era garantito da 11 acquedotti, complessivamente lunghi circa 500 km, che assicuravano una quantità di acqua unica nella storia dell’uomo e eguagliata solo ai giorni nostri.

Ogni giorno venivano erogati 500.000 mc di acqua, che per una popolazione di circa un milione di abitanti, quale era quella di Roma al suo massimo splendore, corrispondono a 500 litri procapite.

Un volume enorme per gran parte destinato all’alimentazione delle fontane pubbliche e delle terme, oltre che delle case private.

Le case dei patrizi romani disponevano di locali dedicati e attrezzati per la preparazione dei pasti per la famiglia.

La cucina era situata in una corte interna, al centro della casa, ed era dotata, oltre che di bracieri per la cottura, del lavandino collegato alla cisterna per la raccolta dell’acqua piovana e tramite tubature di piombo, alla fognatura.

La centralità del focolare sarà mantenuta per millenni e man mano che l’abitazione s’ingrandiva con l’aggiunta di altre stanze, l’unico punto fermo rimase il locale costruito attorno al fuoco.

Il locale cucina si configura come polo delle attività domestiche, come fulcro della casa e delle attività quotidiane della famiglia.

Storia del Lavello Cucina Domus Romana

Ricostruzione digitale della Cucina di una Domus Romana

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Storia del Lavello Igea Dea della Salute

Igea Dea della Salute

Storia del Lavello

Con la caduta dell’Impero Romano gli acquedotti vengono abbandonati. Si è costretti a rifornirsi d’acqua dai vicini ruscelli o dai pozzi comuni con pesanti secchi.

L’epoca medioevale segnò la morte delle grandi opere idrauliche romane.

Una buona parte degli impianti di distribuzione dell’acqua venne messa fuori uso, a volte anche intenzionalmente per motivi strategici, e l’approvvigionamento idrico era garantito dagli acquarioli o acquarenari che distribuivano l’acqua che prelevavano dal Tevere, dopo averla opportunamente filtrata tramite sabbia o ebollizione.

Anche le grandi Terme furono abbandonate e depredate di tutto ciò che contenevano. Non a caso a parola SPA è l’acronimo latino di Salus Per Aquam, cioè salute (preservata e ritrovata) attraverso l’acqua.

Si assiste ad un peggioramento generale delle condizioni igieniche e di salute della popolazione: la parola igiene deriva da Igea, dea della mitologia greca e romana che rappresentava la Dea della Salute.

L’igiene personale non è più fondamentale e l’acqua serve prevalentemente per uso domestico e per la preparazione dei pasti.

Durante il Medioevo spariscono le latrine pubbliche (Vespasiani) e le Terme per l’errata convinzione che esponendo a continui e frequenti lavaggi il corpo umano, questo si potesse predisporre a malattie e infezioni.

Non solo, anche la religione cristiana riteneva il bagno, inteso come pulizia personale, una pratica peccaminosa.

Furono soprattutto i monasteri che preservarono impianti per il rifornimento idrico.

Nelle vicinanze del refettorio di un convento capitava di vedere un lavabo in pietra, in cui da un becco di rame, e qualche volta d’ottone, scaturiva un sottile zampillo d’acqua corrente.

Le condutture per far arrivare l’acqua a cisterne per la raccolta erano ricavate da tronchi scavati che non solo avevano portate minime ma, interrati, erano soggetti a marciume e dovevano essere sostituiti spesso.

Storia del Lavello Cucina Contadini Medioevo

La Cucina di una Famiglia di Contadini nel Medioevo

Storia del Lavello

Storia del Lavello Cucina Castello Medioevo

La Cucina Medievale dell’Antico Spedale del Bigallo, Firenze

Storia del Lavello

Nel periodo Medioevale la cucina assunse due tipologie distinte: nelle case popolari era un locale dedicato sia alle attività quotidiane che per il consumo del pasto delle famiglie numerose, spesso composte da più di dieci persone. Un pentolone su un camino, per pasti che non andavano mai oltre la zuppa o la minestra; nei conventi o nei castelli, la preparazione dei cibi era indirizzata a collettività numerose e la cucina si configurò quindi come un ambiente a sé stante, ampio, attrezzato dove schiere di addetti si occupavano sia della cottura dei cibi che del lavaggio delle stoviglie.

Lavaggio che avveniva sempre utilizzando recipienti più o meno grandi, utilizzando sabbia o cenere e strofinando le stoviglie con uno straccio, immergendole in una bacinella d’acqua collocata su una panca o un tavolo.

Con il tempo, abili artigiani iniziano a costruire appositi mobili che potremmo definire precursori del lavandino, vale a dire un mobile di legno che sosteneva un apposito recipiente per il lavaggio delle stoviglie.

L’acqua doveva ancora essere ancora trasportata e scaldata sul caminetto e l’acqua sporca veniva gettata per strada o nell’orto, se si abitava in campagna.

Dopo l’Anno Mille si assiste ad un forte aumento della popolazione con conseguente espansione edilizia. Le nuove abitazioni, raggruppate come case a schiera, avevano pozzi comuni.

Storia del Lavello Cucina Firenze XVI Secolo

Una Cucina nella Firenze del XVI Secolo – Pittore della scuola di Anversa Scena di Cucina con cena in Emmaus, 1580-90 – Villa medicea di Poggio a Caiano

Storia del Lavello

Nel Rinascimento, la casa conservò in parte le caratteristiche medioevali ma con il mutare delle condizioni sociali divenne più vasta.

Le cucine signorili s’ingrandirono, arricchendosi di un vasto camino centrale o di più camini a parete muniti di alari, grandi tavoli per la preparazione dei cibi, mentre lungo le pareti vi erano ganci per appendere utensili, pentole, marmitte, calderoni e contenitori in legno per le provviste.

In questi anni nacque la distinzione tra pubblico e privato, formale e informale.

Nella casa privata dei primi borghesi e ricchi commercianti sorge la necessità di separare nettamente i locali destinati alla cucina e quelli destinati all’abitazione e ad ogni stanza vennero attribuite particolari funzioni.

La cucina doveva essere posta lontano dagli occhi dei padroni di casa e dei loro ospiti, con il personale specializzato alle creazioni gastronomiche relegato nei piani bassi dei palazzi e delle ville.

Storia del Lavello San Girolamo nel suo Studio

Particolare del Dipinto di San Girolamo nel suo Studio

Storia del Lavello

In cucina, oltre ai trogoli di legno vi erano acquai di pietra con scarico nel cortile e l’acqua era conservata in una brocca dotata di rubinetto, appesa al muro.

Un altro acquaio in pietra, posizionato in una nicchia, ornato spesso con una cornice, serviva da acquamanile, cioè ad unico uso per lavare le mani e si trovava nella zona di rappresentanza della casa.

Nelle città la cucina non è più il cuore della casa ma viene declassata a stanza servile, non accessibile agli estranei.

Ogni stanza della casa è dotata di focolare con l’unica funzione di riscaldare l’ambiente.

Nelle case popolari, invece, la cucina rimane la stanza principale che svolgeva la funzione di ingresso – cucina – soggiorno conservando la sua centralità per l’intera vita della famiglia.

Aveva un grande tavolo, alcune panche e un acquaio in pietra con catini per la conservazione dell’acqua il cui approvigionamento veniva da pozzi e da fontane.

Questa è anche un’epoca in cui gli studi di idraulica trovano un nuovo impulso.
La prima testimonianza dell’utilizzo di tubi in ghisa, risale al 1468, ma fu scarsa la diffusione al di fuori delle aree dove esisteva questo tipo di lavorazione.

Nel 1539 iniziò la costruzione di tubi in piombo che godettero di grande diffusione finché, nel 1797, non se ne scoprirono i rischi legati all’avvelenamento da questo metallo.

Leonardo da Vinci usa l’acqua non solo come elemento pittorico nello sfondo dei sui quadri ma nei suoi avveniristici studi di macchine ed impianti idraulici.

Per Botticelli l’acqua è un l’elemento allegorico e nel periodo Barocco l’acqua diventerà una componente dell’architettura come, ad esempio, le grandi fontane romane e i giochi d’acqua dei Giardini all’Italiana.

Dalla metà del ‘600 fino a fine ‘700 circa si consolidò il processo di allontanamento del locale per la cottura dalle stanze di rappresentanza e nelle grandi cucine comparve il Potager, un fornello in muratura dotato di un numero variabile di fuochi che consentiva la preparazione simultanea di più alimenti.

Le città con scarse risorse naturali videro la rinascita degli acquedotti.

Nelle cucine rimane fondamentale la presenza del focolare/fornello, con l’aggiunta però dell’acquaio, anche se con l’onere del trasporto di acqua nelle abitazioni umili, mentre nelle case più ricche si possono trovare lavandini riforniti, per caduta, dall’acqua raccolta in cisterne posizionate sul tetto.

Storia del Lavello Villa Fracanzan Piovene

Villa Fracanzan di Piovene, una dimora del ‘700 famosa per la sua cucina con l’acquaio di marmo rosso.

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Storia del Lavello Cucina Seicento

Caspar Netscher, La Cuoca – 1664

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Nell’800, con l’affermarsi della borghesia, alla cucina sono assegnate funzioni diverse a seconda dell’area geografica d’appartenenza: in Italia e in Francia erano spazi di servizio frequentati dai soli domestici, mentre nei paesi tedeschi, fiamminghi e anglosassoni erano stanze ampie e accoglienti, dove ci si riuniva oltre che per mangiare anche per ricevere gli ospiti in modo informale.

Storia del Lavello Cucina Villa Ottocento

La Cucina di una Villa – Sec. XIX

Storia del Lavello

Negli anni ottanta del XIX secolo, nella maggior parte delle case il lavello fisso da cucina non era più per pochi, ma diventa un oggetto comune anche se non tutte le abitazioni sono dotate di impianti idraulici per l’acqua corrente.

Nonostante la sua collocazione nella cucina, considerata stanza privata e per lo più utilizzata dalla donne, il lavandino fisso diventa una sorta di status symbol.

Nelle grandi case rurali si poteva trovare anche un retrocucina con il lavandino per lavare i piatti e preparare la verdura mentre le case signorili potevano avere uno spazio vicino alla sala da pranzo con un lavandino riservato al lavaggio di porcellane, argenteria e oggetti in vetro.

In questo periodo il lavello è ancora un recipiente di legno o metallo poco profondo incastonato in un davanzale o sopra un armadietto oppure in pietra, ma non sempre collegato ad una rete idrica.

Questo “lavandino a secco” si evolve e nel 1900 è rivestito con piombo o zinco.
Con il perfezionamento degli altiforni entra in scena l’Acciaio e i lavelli in acciaio, granito e smalto furono pubblicizzati per sostituire vecchi lavelli in legno, pietra, zinco, piombo.

C’è anche la possibilità di collegarli alla rete idrica, hanno tubi di scarico e devono essere installati da professionisti.

I lavelli in ceramica furono introdotti per la prima volta negli anni ’20 e divennero subito popolari, sostituendo quelli di metallo perchè più accattivanti grazie alle superfici bianche e smaltate.

In alcuni casi è utilizzata la porcellana per la produzione di lavelli piccoli ed eleganti.

Storia del Lavello Primi Anni 900

Lavandino in Ceramica Primi Anni del ‘900

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Storia del Lavello Lavello in Acciaio Franke

Lavello in Acciaio Franke

Storia del Lavello

I lavelli da cucina hanno fatto molta strada, hanno una lunga storia.
Con l’arrivo dell’acqua corrente, il lavello della cucina è diventato uno degli oggetti più importanti della casa, secondo solo alla stufa.

Numerose attività sono eseguite presso il lavello della cucina: il cibo è lavato e preparato; molte faccende domestiche sono completate anche lì.

E numerose sono state le sue forme e dimensioni, sospeso a parete, appoggiato su un supporto o dotato di zampe per essere appoggiato direttamente sul pavimento.

Altrettanto importante è l’introduzione dello scolatoio, un prolungamento integrato alla vasca per avere un ulteriore piano d’appoggio.

Il lavandino diventa un oggetto autonomo e si arricchisce del rubinetto. Il comfort è ora parte integrante del design del lavello e agevola la vita di chi deve trascorrere molto tempo in cucina.

Anche l’introduzione della doppia vasca facilita la pulizia delle stovoglie: i piatti sporchi possono essere immersi nella vasca piena di acqua calda e saponata, mentre l’altra contiene acqua pulita per il risciacquo.

Storia del Lavello Lavello in Acciaio Apell Copertura Vetro

Lavello in Acciaio Apell con Copertura in Vetro

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Storia del Lavello Franke Lavello in Fragranite

Lavello Franke in Fragranite

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I materiali per lavelli vanno oggi dalla ceramica al rame, dall’acciaio inossidabile al vetro, al granito.
Oppure l’innovativo Fragranite, materiale composto da particelle di granito e da resine acriliche, biologicamente puro, resistente a graffi e urti e al calore fino a 280°C, dalla superficie liscia e impermeabile che respinge lo sporco e il calcare riducendo l’utilizzo di detersivi e sostanze.

I lavelli da cucina in acciaio inossidabile sono più comuni oggi in quanto rappresentano la sintesi tra durata, facilità di manutenzione ed economicità.

Ciò che ha influenzato la progettazione del lavandino per la cucina è anche la sua installazione.
In principio non c’era un piano di lavoro standard e ogni lavello era posizionato ad un’altezza conveniente per l’utente.

Il buon senso e lo studio dell’ergonomia hanno stabilito la standardizzazione dell’installazione e la profondità delle vasche del Lavello, riducendo l’affaticamento e il disagio dell’utilizzatore.

L’altezza media di una persona, che sia mancina o destrimana, è presa in considerazione nel processo di progettazione e ciò influisce direttamente sulla profondità del lavandino, sulla posizione di scarico e, cosa più importante, sul comfort dell’utente.

Oggi i lavelli da cucina sono disponibili in tutte le forme, dimensioni e materiali e probabilmente avranno ulteriori sviluppi in futuro.

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