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Arte e Cibo – La Rappresentazione del Cibo Nell’Arte

Arte e Cibo. Di UniPrice. Il cibo è la fonte dell’energia, essenziale per la nostra sopravvivenza. La sua importanza è tale che diventa soggetto artistico, rappresentato nei secoli da artisti famosi o sconosciuti.
Il cibo e la gastronomia nell’arte diventano uno strumento informativo e divulgativo delle tradizioni e della cultura di un popolo.

Il rapporto tra cibo e storia dell’arte è sempre stato molto stretto e grazie alle opere d’arte sappiamo cosa mangiavano i nostri avi e come cucinavano. Pensiamo alle scene di vita contadina o agli interni delle dimore nobiliari, alle nature di morte di Caravaggio e a quelle di Annibale Carracci.

Far da mangiare, una Storia Antica

Con l’atto del far da mangiare nutriamo corpo e spirito, trasformiamo le materie prime con la creatività che riflette la nostra provenienza e la nostra storia, personale e familiare.
Fin dai tempi più antichi il cibo è motivo di convivialità e di festeggiamento condiviso, si fregia di una simbologia sacra e rituale e, con i secoli, va assumendo un numero sempre maggiore di valenze, diventando sinonimo di terra, natura, tradizione, costumi, famiglia, linguaggio e identità culturale.

L’uomo non si nutre semplicemente quando mangia, “l’uomo è ciò che mangia”, come riporta la famosa frase di Ludwig Feuerbach (1862).
La storia della raffigurazione dei cibi è forse vecchia quanto l’uomo, ed è per noi un immenso catalogo di usi e costumi di genti e civiltà.

Possiamo quindi affermare che la pittura con oggetto il cibo diventa una sorta di racconto dall’antichità fino ad oggi.
Grazie alle pitture rupestri ritrovate nella Cueva de la Arana in Spagna sappiamo che l’uomo preistorico, oltre a essere cacciatore, apprezzava e raccoglieva il miele.
Mentre i reperti conservati nei corredi funerari e le scene presenti nelle tombe ci aiutano a conoscere i prodotti alimentari finiti, le caratteristiche della loro produzione e i procedimenti della loro conservazione e cottura.

Arte e Cibo Cueva de la Arana in Spagna

Cueva de la Arana in Spagna

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Arte e Cibo Giacomo Ceruti Pitocchetto Secchio di rame, verza, pollo XVIII sec

Giacomo Ceruti detto Il Pitocchetto – Secchio di rame, verza, pollo – XVIII sec.

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Arte e Cibo Piatto metallico con pesche  Ambrogio Figino

Piatto metallico con pesche e foglie di vite di Giovan Ambrogio Figino (1594)

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Natura Morta più Viva che mai

La storia della pittura di nature morte è iniziata nell’antica Grecia quando Zeuxis dipinse dell’uva in modo così realistico che gli uccelli avrebbero cercato di rubacchiarli.

Molto stretto è il rapporto tra gli artisti e il loro luogo di provenienza. Essi tendevano a rappresentare gli alimenti e i cibi delle loro terre d’origine: i napoletani dipingevano pesci e crostacei, gli emiliani e i toscani i salumi, i formaggi e i vari tipi di pani, i lombardi prediligevano la cacciagione, i veneti la polenta.

Il quadro Piatto metallico con pesche e foglie di vite di Giovan Ambrogio Figino (1594), rappresenta un piatto metallico, un letto di foglie di vite con sopra delle meravigliose pesche dalla pelle vellutata. Questa tavola è la prima natura morta della storia dell’arte italiana, precedente alla Canestra di Caravaggio (1597) che dà avvio alla gloriosa stagione della natura morta italiana barocca.

I quadri di tavole imbandite di Giacomo Ceruti detto il Pitocchetto sono tra i più belli mai dipinti. Pesche, meloni, pani, formaggi e vino, quasi una merenda pomeridiana. Oppure vediamo riprodotti con impressionante realismo gli ingredienti di una ricetta di imminente preparazione: una grande verza, aglio, cipolle, pezzi di carne, degli insaccati e dei pomodori, che sembrano gli ingredienti della cassöla, il tipico piatto lombardo.

Cibi Esotici, simboli di Potere

Il cibo ha sempre avuto un ruolo nell’arte, dai pittori rupestri dell’Età della Pietra agli egiziani, fino al Rinascimento, con Giuseppe Arcimboldo, famoso per i capricciosi ritratti composti di frutta, verdura e fiori.

Nel Seicento la Natura Morta ha un successo straordinario perché è decorativa nei grandi saloni da pranzo delle ville nobiliari.

Soprattutto i pittori fiamminghi si specializzano in questo genere di pittura che raffigura la rivalità tra commercianti e contadini, i primi che rappresentano la nuova prosperità economica e i secondi il vecchio mondo.

Questi dipinti avevano dunque lo scopo di sottolineare lo status raggiunto e la maggiore dimostrazione, più di altre ricchezze, era l’esibizione dell’abbondanza di un cibo ricercato e prezioso.

Notevole è anche la maestria tecnica degli artisti nel raffigurare abbondanti e sontuose esposizioni di ricchezza commestibile.

Lo dimostrano le opere di Jan Davidsz de Heem (1606-1683) e di Claesz Pieter (1598-1661) che con le loro nature morte o con le tavole imbandite ricolme di raffinati ed esotici alimenti suscitano l’ammirazione dello spettatore.

La selvaggina, appannaggio dei nobili, è sapientemente illustrata da artisti quali Johannes Hermans e il fiammingo Pieter Boel, il bolognese Luigi Crespi e il lombardo Carlo F. Nuvolone. Il vino è la bevanda che accompagna sia le pietanze più ricercate che quelle più modeste del popolo.

Mentre nella tela di Marten van Cleef (1527-1581) Interno con cucina sono presentati, come in un allestimento scenico, il tripudio delle vivande e i servitori intenti alle proprie mansioni.

Arte e Cibo Claesz Pieter Natura Morta con Granchio

Claesz Pieter Natura Morta con Granchio – 1598

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Arte e Cibo Pieter Aertsen Les Crepes

Pieter Aertsen Les Crepes – 1560

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Arte e Cibo Marten van Cleef Interno con cucina

Marten van Cleef Interno con Cucina – 1558

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Arte e Cibo Cesare Tallone Gorgonzola

Cesare Tallone Gorgonzola, salumi e pani – 1887

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Arte e Cibo Ricette Futuriste

Ricette Futuriste e Cena con Marinetti

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Il Cibo Testimone di Cambiamenti Sociali

Nell’Ottocento, epoca borghese, la Natura Morta diventa il soggetto preferito dalle nuove classi abbienti dell’industria, che vogliono circondarsi nelle sale da pranzo di cibi che consumano sulle proprie tavole.

Cesare Tallone, in una sua tela datata 1887, dipinge per la prima volta nella storia dell’arte il gorgonzola e il groviera, due formaggi famosi ed essenziali nella gastronomia lombarda.

Emilio Longoni dipinge per la prima volta il panettone, nel 1878. In questo quadro il tipico dolce è basso e allargato, prima dell’invenzione di Angelo Motta che lo rese alto e più stretto grazie al processo della lievitazione. Perciò i dipinti si fanno testimoni dell’evoluzione di alcuni cibi oggi molto noti.

Nel 1932, Marinetti pubblicò Il Libro di Ricette Futuriste.

Non solo una raccolta di ricette ma una specie di manifesto dove la preparazione e il consumo di cibo sono parte di una nuova visione del mondo, in cui il pasto diventa performance. Il teorico del Futurismo si scaglia contro la pastasciutta che “si ingozza e non si mastica…. Ne derivano fiacchezza, pessimismo, inattività nostalgica e neutralismo, auspicando l’affermazione di una tavola avanguardista in risposta all’assurda religione gastronomica italiana.

Mangia con Arte per agire con Arte

“Tutte le persone abbiano la sensazione di mangiare, oltre che dei buoni cibi, anche delle opere d’arte”. (Filippo Tommaso Marinetti)

Nel pasto perfetto la sala da pranzo doveva presentare originalità, armonia, forma scultorea, profumo, musica tra una portata e l’altra, una combinazione di piatti e tartine di piccole dimensioni variamente aromatizzate.
Il cuoco doveva impiegare attrezzature high-tech per preparare il pasto: Una dotazione di strumenti scientifici in cucina come ozononizzatori, lampade ad emissione di raggi ultravioletti, elettrolizzatori, mulini colloidali, apparecchi di distillazione a pressione ordinaria, autocalvi, centrifughe, dializzatori.

La politica non poteva essere discussa e il cibo doveva essere preparato in modo tale che mangiare non richiedesse forchetta e coltello per favorire il piacere tattile.
Le ricette rivoluzionarie furono in alcuni casi un’anticipazione della Nouvelle Cuisine all’italiana.

Dopo Marinetti il cibo diventa progetto artistico, preparato e realizzato come sculture fatte da materiali commestibili, primo fra tutti il cioccolato.
Nel Novecento tutto viene stravolto con le avanguardie fino ad arrivare alla Pop Art con Andy Warhol, dove il cibo diventa emblema dell’epoca industriale e consumistica.

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